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I salesiani Don Bosco

"Noi, salesiani di Don Bosco (SDB), formiamo una comunità di battezzati che, docili alla voce dello Spirito, intendono realizzare in una specifica forma di vita religiosa il progetto apostolico del Fondatore: essere nella Chiesa segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri.
Nel compiere questa missione, troviamo la via della nostra santificazione" (Costituzioni salesiane, art. 2).

"La nostra vocazione è segnata da uno speciale dono di Dio, la predilezione per i giovani: Basta che siate giovani, perché io vi ami assai (don Bosco). Questo amore, espressione della carità pastorale, dà significato a tutta la nostra vita.
Per il loro bene offriamo generosamente tempo, doti e salute: lo per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita (don Bosco)" (Costituzioni salesiane, art. 14).

La comunità si caratterizza dal lavoro quotidiano di animazione e formazione dei giovani.

Noi salesiani di don Bosco mettiamo al centro della nostra giornata la missione di educazione dei giovani: "Come Don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero" (Costituzioni salesiane, art. 34).

Per fare questo viviamo una solida vita di preghiera e una fraterna vita comunitaria. Insieme, la comunione con Dio e con i fratelli, garantiscono la perseveranza e l´entusiasmo nella missione a cui ognuno di noi personalmente si sente chiamato, cioè di essere "segni e portatori dell´amore di Dio ai giovani".

L’arrivo dei Salesiani a BRESCIA:

Il 21 novembre 1925 i Salesiani giungono a Brescia e ne diventano protagonisti.
I primi sono don Giacometti Deodato e don Casadio Enrico, chiamati dalla famiglia Folonari e dal Vescovo di Brescia.
Per loro non c’è posto, se non in Santa Maria in Silva, la ‘Madonna dei custù’.
Già da subito sanno che devono impiantare un oratorio e una scuola, così come appunto vogliono le persone che li hanno chiamati. si mettono subito al lavoro. E in poco più di un anno sorge il palazzo che ospiterà una chiesetta, le sale per la catechesi e il teatro. E poi... un grande cortile.
I più anziani tra noi ricordano don Benedetti, don Bandiera, don Cervio e tanti altri che con poco sono stati capaci di far molto.
Infatti mettono in piedi una piccola scuola grafica, una falegnameria e incominciano pure i lavori della grande chiesa attuale. La guerra e la miseria fermarono tutto. La chiesa diventa un riparo per i camion e un deposito di sabbia.

Ma subito dopo il conflitto mondiale si ricomincia. si lascia perdere la falegnameria e la grafica, ma si completa la Chiesa, tanto che per il giubileo del ‘50 viene consacrata.
La Brescia salesiana per il momento è tutta attorno all’oratorio e alla parrocchia. Momenti belli e sereni, difficili da dimenticare.
Gli anni ‘60 iniziano con don Sangalli. Vuol portare a termine il motivo per cui i Salesiani sono giunti a Brescia. Iniziano così i corsi di formazione professionale e quasi contemporaneamente l’ITI per l’elettronica. I ragazzi vengono da tutte le parti: fin dalla Sicilia, ma tanti dal Veneto e dal Piemonte. Certamente la Lombardia fa il pieno e ancor più Brescia con le sue valli.
Nell’anno 1973 iniziano i primi sei corsi serali di formazione professionale.
Sempre nel CFP l’Informatica fa la sua apparizione nel 1980 come corso di aggiornamento. Lo stesso anno prendono avvio, in risposta alle richieste del territorio, anche i corsi diurni per i ragazzi dopo la scuola media: vocazione tipicamente bresciana: meccanica ed elettrica.
Gli iniziali anni ’80 vedono presenti al CFP circa 280 allievi ogni anno. I corsi dai sei iniziali sono ora dodici.
È la volta poi di don Maraccani, don Valtorta, il signor Carioli e il signor Miglino. Sono anni caldi. Ma nonostante che fuori si rumoreggia con cartelli, scioperi e spari, all’interno la vita continua tranquilla. Si incominciano i confronti con l’ITIS Castelli. Ma non si teme nulla. Qui dai Salesiani ci si prepara bene.
È questo il momento della stabilità. L’oratorio è sinonimo di don Miguel e don Baldini è il grande parroco, che si preoccupa di costruire le sale e gli uffici parrocchiali.
Nella formazione professionale si attivano nuovi corsi di Elettronica, di automazione industriale, di disegno al computer, di Informatica (anni 1985-90).
Proseguono i corsi di qualifica diurni per i ragazzi, ma si differenzia sempre più l’utenza della formazione serale: negli anni ’90 frequentano il CFP circa trecento allievi ogni anno per la formazione iniziale e per quella continua: apprendisti, diplomati, laureati. L’età degli allievi va dai quattordicenni ai… maturi professionisti.
Nel 1996-97 sono 368 gli allievi che frequentano i diciotto corsi attivati.
Oratorio, Parrocchia, Scuola, CFP: sono le realtà che suscitano sicurezza e serenità. L’ambiente va avanti lungo gli anni con la caratteristica della solidità. Non ci sono grandi interventi, se non il pittore Mario Bogani. È il tempo dell’arte. Sotto la guida sapiente di don Pietro Bettinzoli, questo pittore rende più bella e meditativa la chiesa, che cambia titolazione: da san Paolo si passa a don Bosco. Ormai i salesiani sono circondati da don Bosco: la chiesa, la scuola, la via, il quartiere. Non se lo lasciano scappare più.
Ormai si giunge ai nostri anni con la nuova costruzione dell’oratorio, perché quello precedente era ritenuto insufficiente. Dopo un poco di scetticismo, la gente si convince che è bello: Don Miguel scriveva al progettista, Pellegrinelli: «Più lo usiamo e più riusciamo a valorizzarlo per i suoi ampi spazi e per la sua adattabilità».
Contemporaneamente parte la ristrutturazione del palazzo della scuola e della formazione professionale, mentre inizia la scuola media nell’entusiasmo generale. Quest’ultima ha portato freschezza, vivacità e gioco.
Apre, ed è l’ultimo nato in casa don Bosco, il Liceo scientifico, pensato per venire incontro alle esigenze della riforma scolastica.
Nel gennaio 2005, si è aperto il cantiere per completare il plesso scolastico: aule e ambienti su tre piani, che dal settembre 2005 accolgono gli studenti Gli ambienti disponibili sono ora sufficienti per accogliere i 600 ragazzi e ragazze che frequentano quotidianamente la scuola salesiana di Brescia.
Bisognerà ancora appassionarsi ai progetti, proprio come hanno fatto i primi salesiani, senza stancarsi, senza pensare di essere giunti alla meta.

Cosa accadde


Il 21 novembre 1925 arrivano a Brescia i primi due salesiani di Don Bosco: don Deodato Giacometti, proveniente dalla vicina casa salesiana di Iseo, e don Enrico Casadio. Sono mandati dal successore di don Bosco, don Filippo Rinaldi (oggi beato) e a Brescia sono attesi da Mons. Bongiorni, parroco della parrocchia di San Nazaro, dal sacerdote diocesano don Schena e dal comm. Francesco Folonari. Furono in modo particolare queste tre persone ad insistere presso il vescovo e il superiore della congregazione perché i figli di don Bosco venissero a Brescia portando il loro carisma e il loro impegno a favore dei giovani e furono loro tre ad aiutare e sostenere i salesiani fino alla fine della loro vita (il portico porta un’iscrizione con il nome del comm. Folonari).

È del 10 luglio 1926 il decreto con cui il Vescovo Mons. Giacinto Gaggia, dietro formale richiesta del Rettor Maggiore dei salesiani, don Filippo Rinaldi, consente che nella città di Brescia “sia eretta una casa salesiana per il bene delle anime e soprattutto dei giovani”.
La prima sede è la chiesetta vantiniana di “Santa Maria in silva”. Popolarmente la chiesetta viene denominata “la Madonna dei custù” perché è circondata da ortaglie e si inserisce in un contesto sociale di contadini orticultori.
Mentre i due salesiani si prendono cura spirituale degli abitanti della zona e soprattutto dei giovani (era stato fondato l’oratorio), gli amici e i benefattori che li hanno voluti a Brescia, si muovono per dare all’opera una sede più idonea e definitiva. “Il cittadino di Brescia” del 21 aprile 1926 registra la posa della prima pietra dell’opera salesiana, in via Bottonaga (successivamente via San Giovanni Bosco) nel quartiere che sta sorgendo alla periferia sud-ovest della città, poco lontano dalla chiesa di “Santa Maria in silva”. Sono poche case alternate ad ortaglie e campi coltivati: il quartiere viene chiamato Bottonaga per esservi stata una fabbrica di bottoni; la località allora era disprezzata e sospetta.
Nell’ottobre del 1927 i Salesiani si trasferiscono nei locali della nuova casa che comprende anche il Santuario di Maria Ausiliatrice inaugurato il 27 novembre dello stesso anno da Mons. Giacinto Gaggia e da don Filippo Rinaldi che vi celebra la prima messa.
Il lavoro della piccola comunità salesiana è sempre lo stesso: l’animazione pastorale del quartiere soprattutto attraverso l’oratorio che diviene centro di riferimento della gioventù della zona, cinvolta in molteplici iniziative ricreative e formative.
A prendersi cura della gioventù femminile arrivano, alla domenica, le suore salesiane di Maria Ausiliatrice.
Nel 1932 il nuovo direttore dell’opera salesiana, don Agostino Desirello, inizia il primo nucleo delle scuole professionali con due piccole officine di falegnameria e tipografia e con lo studio del disegno.

La comunità si caratterizza dal lavoro quotidiano di animazione e formazione dei giovani.
Noi salesiani di don Bosco mettiamo al centro della nostra giornata la missione di educazione dei giovani: "Come Don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero" (Costituzioni salesiane, art. 34).

Per fare questo viviamo una solida vita di preghiera e una fraterna vita comunitaria. Insieme, la comunione con Dio e con i fratelli, garantiscono la perseveranza e l´entusiasmo nella missione a cui ognuno di noi personalmente si sente chiamato, cioè di essere "segni e portatori dell´amore di Dio ai giovani".

 



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Il sistema preventivo


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Lettera da Roma S Giov. Bosco


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Don Bosco e i papi



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