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Don Bosco e la politica

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Don Bosco non assume la critica di Marx alla organizzazione del lavoro secondo il modello capitalistico: nel lavoro l’umano diventa bestiale, e il bestiale umano. La sua prima risposta, è quella che viene chiamata “la politica del Padre nostro”.

Don Bosco negli anni carichi di politica ad alta tensione, dove capisce che se la politica è questa, i preti devono starne fuori. Avrà grossi guai per questo suo atteggiamento, ma ripeterà con risolutezza: «Il prete cattolico non ha altra politica che quella del Vangelo» (MB 6,679).

I preti, i religiosi, i suoi Salesiani dovranno attestare la loro azione su capisaldi ben più solidi dei partiti e delle correnti: le anime da salvare, i giovani poveri da nutrire ed educare, il regno di Dio da far venire nel mondo. Tutto questo lui lo chiamerà «la politica del Padre nostro».

Non fu un atteggiamento esclusivo di don Bosco. Già don Cafasso diceva ai preti suoi alunni: «Non prendetevi a cuore le cose politiche. La politica del prete è quella del Vangelo e della carità». Don Bosco comprende la politica come agire divisivo: scegliere di “stare da una parte” significa entrare in contrasto dialettico con l’altra.

Per il bene della gioventù, don Bosco sceglierà di non prendere decisamente posizione, scegliendo direttamente “una” parte. Questo per tenere aperta la porta della collaborazione con tutti.

Tema quanto mai attuale!

 

Don Damiano Galbusera, Direttore dell’Opera Salesiana di Brescia

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